
Ci penso, mentre guardo. In attesa di un respiro che attraversa. E’ un flusso, un sentire condiviso. E tutto si unisce. Una percezione che viene da fuori, ti entra dentro, ti emoziona, e come dalla radice della sua parola e-motum, torna fuori. Nelle schegge di paesaggio in cui mi immergo.“Non puoi dirmi che non sai cosa si prova. C’è sempre un luogo che ci sta aspettando. Il mio è in Irlanda”. Parlo loro singolarmente, mentre racconto. Sono tanti, come prevedono oggi i numeri delle nostre classi. Per scelta ho abbandonato l’insegnamento dell’Italiano, pur avendo una laurea in Letteratura moderna e contemporanea. Ho chiesto di avere nove classi. Solo Geografia. Più di duecento studenti. Anche in questo c’entra l’Irlanda. E quello che è successo dopo.<br /><br />In ognuno dei miei studenti c’è un’individualità che si relaziona diversamente con gli spazi vissuti o semplicemente attraversati. Come posso spiegare Geografia solo attraverso l’oggettività del lessico specifico della disciplina